DOLCE FARE NIENTE

dolce fare niente, dolce rimandare stare con i piedi penzoloni guardando il mondo girare...

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venerdì, 09 maggio 2008

martedì sera ho giocato a "gessetto" (quel gioco in cui metti le mani dietro la schiena, nascondi qualcosa in una delle due mani e l'altro deve indovinare) con una bambina di quattro anni. avremo fatto sicuramente più di cinquanta manches. ho trovato il gessetto due volte.
postato da: dr.eve alle ore 01:05 | link | commenti (5)
categorie: ma puoi
martedì, 06 maggio 2008

arrivare a milano la mattina in stazione centrale cambia la prospettiva del tutto. invogliata dal bel sole ho scelto di attraversare la città in tram e finalmente ho capito. una signora alle otto meno cinque ha inveito contro l'autista per via di una porta. alle otto e cinque l'autista ha redarguito un'altra signora sul modo in cui saliva sul tram. alle otto e dieci questa stessa signora è scesa con aria ingrugnita pronta ad andare in posta. ecco, ho capito. è così che si diffondono l'arroganza, l'ira e la scortesia milanese. elementare.
postato da: dr.eve alle ore 08:42 | link | commenti (8)
categorie: osservando le galline
domenica, 04 maggio 2008

ho passato l'ultima settimana camminando in un quartiere di milan con in mano un foglio A4 e la penna dei pompieri di varese. non camminavo sola, c'era sempre qualcuno munito di una legenda e insieme leggevamo insegne e citofoni pe rmappare il quartiere. abbiamo riso molto ma abbiamo anche avuto paura, entrare in un negozio e trovarsi davanti a un uomo in poltrona che lucida la canna di una carabina non è bellissimo. oltre al mal di gambe e a un ricco database (che in realtà dobbiamo ancora creare) rimarranno cose bellissime come la suggestione della macelleria islamica "mare rosso" o il mitomane con la targa "renzo piano, architetto" in uno dei palazzi più squallidi che si siano mai visti. non dimenticheremo mai il cluster di antipatia con l'edicolante più stronzo del mondo e la gentilezza del macellaio al mercato comunale che ci ha anche aiutato a scegliere che metodologia usare per catalogarlo "il mercato comunale non ha il numero civico, è come il duomo e il colosseo".
postato da: dr.eve alle ore 12:32 | link | commenti (9)
categorie: osservando le galline, ma puoi, oh no ancola liso
martedì, 22 aprile 2008

stamattina mi sono dovuta alzare alle 6.48 perchè nella mia famiglia gli interessi di un gatto vengono prima dei miei. fuori faceva abbastanza freddo e tutte le mie giacche erano a milano. così ho preso la mia giacca rossa, quella che mia mamma usava per andare a sciare a dieci anni e sono uscita. essere l'unica persona in technicolor in una milano in scala di grigio mi ha fatto sentire molto bene.
postato da: dr.eve alle ore 23:58 | link | commenti (13)
categorie: ho scritto, osservando le galline, ma puoi
lunedì, 21 aprile 2008

le letture di oggi per l'esame di domani mi hanno fatto tornare in mente quanto può essere grosso un capitello di un tempio. in nessuna lettura si parla di tempi, però un tizio americano fa un esempio su valenciennes. una città di cui ignoravo l'esistenza finchè non ho iniziato a scommettere contro l'omonima squadra su bwin. spero che anche il tizio americano l'abbia conosciuta così, altrimenti mi sentirei troppo ignorante.
postato da: dr.eve alle ore 23:43 | link | commenti
categorie: potere alla parola, fisse e manie
domenica, 20 aprile 2008

nel mio centrocampo a quattro nel fantacalcio oggi schieravo gargano e gasbarroni.
per dire che ottimo periodo che è.
postato da: dr.eve alle ore 16:38 | link | commenti (4)
categorie: potere alla parola, osservando le galline, ma puoi
giovedì, 17 aprile 2008

speravo di poter fare un post sagace sul fatto che il 30 aprile mi scade il bollo della macchina. pensavo che avrei potuto dire che potevo non pagarlo, in modo da non passare per una di quelle persone di sinistra tristi e senza fiducia in silvio. sarebbe stato proprio bello ma poi marco mi ha detto che silvio pensa di risolvere la questione del bollo nei prossimi due anni. così mi tocca pagare e ammettere di essere disinformata. ma uffa. fortuna che tanto alla fine il bollo lo paga mio papà.